CAPITOLO I






       






Swami Sivananda con alcuni discepoli, sulla sponda del Gange,
a Rishikesh.






- LA VISIONE DELL'UNITA' DI PATANJALI -
Tratto da:
YOGA SUTRAS OF PATANJALI
Swami Venkatesananda
Published by
THE DIVINE LIFE SOCIETY, INDIA
Traduzione dall'Inglese di
Pasquale D'Adamo
     I.1 atha yoga ‘nuśāsanam

     Ora, quando un sincero aspirante si accosta ad un maestro illuminato, con il giusto atteggiamento di discepolo (libero da idee preconcette e pregiudizi, pieno di fede intelligente e ricettività) e con il giusto spirito di ricerca, al momento giusto e nel posto giusto, la comunicazione dello yoga ha luogo.


     Atha yoga ‘nuśāsanamQui Patanjali dice, “Vi sto semplicemente comunicando gli insegnamenti dello Yoga”. L’insegnamento dello Yoga non può essere applicato, deve crescere da dentro di voi, come la carne cresce da dentro di voi e vi fa essere quello che siete, proprio come il pane e pomodoro che mangiate e viene assimilato. Non è più pane e pomodoro ma l’organismo s’appropria di quell'elemento e lo fa suo: non è più un corpo estraneo ma diventa te stesso; questo non può essere forzato su nessuno.
     Il cibo per lo stomaco entra attraverso la bocca e il cibo per l’antahkarana (l’essere interiore: l’ego, l’intelletto, la mente subconscia, lo spirito) entra attraverso le orecchie e gli occhi. Si può vedere la distinzione tra le orecchie e gli occhi: solo onde sonore possono entrare dalle orecchie e solo impressioni visive possono entrare attraverso gli occhi; entrambe possono essere coordinate e consumate dallo spirito. Così, la bocca consuma un tipo di alimento, gli occhi e le orecchie consumano altri tipi di nutrimento ma tutti devono essere digeriti in maniera simile. Il cibo non dev'essere ingoiato senza che sia prima masticato: se cercate d’ingoiare qualcosa senza masticarlo, lo stomaco, non avendo denti, lo rigetterà o lo eliminerà rapidamente – attraverso il canale giusto o quello sbagliato!
     Allo stesso modo del cibo spirituale non masticato è una minaccia. Se quello che vedi, leggi o senti è ingoiato senza essere masticato, anch’esso torna fuori dalla bocca o dall’altro orecchio. Se ti piace fare l’oratore, leggi e senti delle cose e appena l’idea è entrata, esce immediatamente dalla bocca, tutto qui; neanche tu ti ricordi più tardi quello che hai letto, sentito o detto.
A causa della nostra ansia di “mettere le cose in pratica”, sentiamo qualcosa e vogliamo subito applicarla alla nostra vita; apporre l’insegnamento però non funziona. L’insegnamento dev'essere ascoltato – savana; lo stadio successivo è manana – riflessione: rifletti su quello che hai ascoltato. Per poter riflettere correttamente, la superficie di uno specchio dev'essere pulita e mantenuta ferma. La mente, perché rifletta l’insegnamento senza distorsione, dev'essere attenta, ferma e libera da aberrazione e impurità. Tutto questo è insegnato nello Yoga.
     Ascolta l’insegnamento e lascia che si rifletta dentro di te per essere poi assimilato – nididhyasana – in modo che le parole che hai ascoltato diventino te stesso e, da quel momento in poi, la verità stessa agisca. Se cerchi di comportarti secondo le istruzioni, come alcuni che cercano di imparare a cucinare da un libro di cucina, crei confusione nella tua vita. Per esempio, se vuoi fare un caffellatte, il libro di cucina dice: “Mettere un pentolino di latte sul fornello”. Quando sta per bollire, devi vedere cos'altro dice il libro; ma, prima che torni vicino al fornello, il latte non c’è più! Quel metodo non funziona: devi diventare tu stesso un libro di cucina – che è proprio quello che fanno le donne indiane! Non sanno come passarti una ricetta alla maniera del libro di cucina, ma dicono:
    “Prendi della farina, un pizzico di sale e un pochino di ghi (burro liquefatto) … tienilo sul fornello        per un po’di tempo…”.
     Quanto poco è un po’, quanto tanto è tanto, quanti minuti sono un po’ di tempo? La loro cucina viene dalla sensibilità acquisita, non dalla scala del termometro.
Qui ci sono gli insegnamenti dello Yoga: ascoltali; lascia che siano riflessi nel tuo cuore e assimilati. Poi, lascia che questi insegnamenti stessi agiscano.
     L’autore degli Yoga Sutra non pretende di essere l’autorità, né impone degli insegnamenti: anuśāsanam è un utile consiglio, senza alcuna imposizione; quando c’è coercizione non c’è vera azione. Per esempio, se imponi a qualcuno di dire sempre la verità, lui ti dirà di sì, ma quella è già la prima bugia, perché la sua mente cercherà subito modi e mezzi per soddisfarsi, senza violare la lettera del comandamento. Anuśāsanam è un’insegnamento “opzionale”. La scelta è interamente tua; questo dev'essere compreso chiaramente, se non si vuole rischiare di fraintendere l’intera scrittura. Lo Yoga viene definito come: 


     I.2 yogaś citta vŗtti nirodhah
   Lo Yoga avviene quando c’è l’immobilità (nel senso di continua e vigile osservazione) del movimento del pensiero - senza espressione o soppressione – nell'indivisibile intelligenza nella quale non c’è movimento.
     Le parole citta, vŗtti e nirodhah, è quasi impossibile tradurle direttamente. Citta è stata tradotta come “sostanza mentale” – mente inconscia, mente superconscia, mente cosmica, mente individuale ed intelligenza cosmica, tutte insieme. Citta è la coscienza che è indivisibile, non divisa, è la totalità della mente, la sostanza mentale, la totalità dell’intelligenza che è indivisibile, che è impossibile frazionare – come lo spazio.
     La parola successiva è vŗtti, che è ugualmente difficile da tradurre. E’ stata resa come onda di pensiero, modificazione mentale o come increspature sul lago della mente (più parole usiamo, più oscuro diventa il significato).
Se capiamo cos’è vŗtti, comprendiamo il significato del verso. Cos’è citta, l’intelletto non può capirlo, per la semplice ragione che l’intelletto può solo produrre delle vŗtti, una vŗtti non può comprendere cos’è citta. L’individuo condizionato e limitato, per quanto possa provare, non può comprendere l’infinito.

     Quando l’intelletto comincia a funzionare crea lo spazio e al di là di quello spazio crea un oggetto da conoscere. Con che cosa può essere conosciuto il soggetto? Se il soggetto diventa quello che dev'essere conosciuto, diventa un oggetto, cosa impossibile! Perciò, l’intelletto quando è forzato a farlo, crea un’immagine (l’oggetto), chiamandolo il soggetto! Perciò, quando una persona dice “Io conosco Dio”, quel Dio diventa un oggetto, non un soggetto. Quando una persona dice: “Ho capito cos'è l’infinito”, ha solo capito cos'è la parola infinito. Può l’infinito essere conosciuto? Cosa intendi con quest’espressione? Non puoi trattare con l’infinito: l’infinito tratta con te. (C’è solo un modo di trattare con l’infinito, ed è di arrendere se stesso. Vedi I.23). Le vŗtti sono le modificazioni apparenti della mente – pensieri, emozioni, sentimenti, memorie, ecc. Esse cambiano in ogni momento. Per esempio, incontri un amico e nel tuo cuore c’è gioia. Hai esperienza di quella felicità e ti rendi conto che la gioia è in te; la tua mente stessa ha assunto la forma di quella gioia, non c’è nient’altro. Poi,  vai alla stazione per prendere un treno per un appuntamento importante e mentre ti avvicini al binario, vedi il treno che se ne va. C’è disappunto e ansia, l’ansia è in te. La tua mente stessa ha ora assunto la forma di quell'ansia e, in quel momento non c’è nient’altro, la mente è stata ingoiata da quell'ansia. (Per tua fortuna, non è la totalità della mente, perché la mente c’era prima che l’ansia sorgesse e probabilmente sopravvivrà ad essa; lo yogi vede direttamente che questa cosa chiamata ansia non è che un piccolo, temporaneo frammento della mente).
     All'improvviso scopri che, quella che era felicità prima, quella stessa è ansia ora, non è cambiata. La modificazione apparente non modifica la mente, perciò la mente (o l’intelligenza, la consapevolezza o la coscienza) è per sempre indivisibile. Non subisce un cambiamento permanente né in meglio né in peggio – ecco perché è possibile praticare lo yoga! La stessa sostanza mentale, che era felicità in un certo stadio, ha subito un cambiamento temporaneo che ora prende la forma di ansia. La sostanza mentale è citta e le modificazioni apparenti – di felicità o di ansietà – sono le vŗitti.
     Le vŗitti ci sono, non perché tu le hai create, ma perché la potenzialità della loro formazione è insita nella mente: perché ci sono? In modo che possiamo rimanere vigili.
La relazione che c’è tra quelli che sono stati chiamati gli stati della mente (vŗitti) e la realtà della mente (citta) è come la relazione tra il contenuto di un’onda e l’oceano. Solo perché vengono usate due parole differenti, è pericoloso pensare che questi siano due fatti esistenziali diversi. Voi usate le parole “oceano” e “onda”, queste non sono due cose diverse, ma non significa che prendete un’enorme scopa e spazzate via tutte le onde – è ridicolo. Essere capaci di guardare lì e vedere che è acqua, nonostante le diverse forme che assume, quello è  yoga.
     In sanscrito c’è la parola artha che viene tradotta normalmente come “significato”, ma il significato dato nel dizionario implica la spiegazione di una parola parafrasandola o dando sinonimi che implicano una spiegazione. In sanscrito artha vuol dire "la cosa stessa". Per esempio, se usiamo la parola “camicia” in sanscrito e ci viene chiesto di dare l’artha di quella parola, ci viene chiesto di dare una camicia! Perciò artha vuol dire l’oggetto stesso.
     Quando le parole citta e vŗitti sono usate, qual è l’oggetto che esse indicano? Qui c’è un registratore – ma cos’è citta, cos’è vŗitti? Non vogliamo spiegazioni, perciò lo Yoga Sutra di Patanjali, un breve, piccolo testo, è quasi come una bomba atomica!
     Le vŗitti si possono comprendere e conoscere ma, anche per comprendere queste, è necessaria molta fermezza della mente e concentrazione, perché solo quello che è stabile e immobile può davvero comprendere quello che è mobile. E’ importante che le vŗitti siano comprese e non modificate in un altro concetto perché, in quel caso, è possibile pensare di aver capito ma in realtà abbiamo solo creato un’immagine. Poi cominciamo a proiettare quell'immagine e a pensare allo stato o stadio in cui le vŗitti non ci sono. In questo modo la meditazione è distrutta.
     Usando un linguaggio psicologico moderno, le vŗitti possono essere approssimativamente descritte come “conoscenza acquisita”, qualunque conoscenza appresa è vŗitti. Alla conoscenza acquisita io aggiungerei anche quello che è chiamato “istinto”: ci può essere insegnato che l’istinto non sia conoscenza acquisita però possiamo vedere che si tratta di un condizionamento che ci portiamo dietro dalla nascita.
     La “conoscenza non acquisita” è quella che si può chiamare conoscenza naturale o intuitiva, una vŗitti non può guardare a quella conoscenza che non è stata acquisita o appresa.
   Ad un certo stadio tutte queste vŗitti vengono viste dall'osservatore come nient’altro che l’intelligenza, la stessa mente.
     Potete provare a osservare questo fatto dentro di voi? Un ricordo, un’immaginazione o altro si presentano con una forma che sembra avere un’esistenza sua propria: quando l'osservate, essa sembra immergersi nel tutto e diventare niente di più e niente di meno che la mente: quello è chiamato nirodha. Mentre osservate con assoluta concentrazione dentro di voi, la vedete come citta, come la mente stessa.
     Vasistha descrive questa verità in maniera molto chiara nello Yoga Vasistha: “L’indivisibilità del citta è realizzata come mischiando acqua con acqua”. Le vŗitti ed il citta, essendo la stessa sostanza, diventano una – come l’acqua diventa una con l’acqua.
     La parola nirodha è molto difficile da tradurre: la troverete tradotta, spesso come “soppressione” o “controllo” e questo ha dato origine ad ogni sorta di strana interpretazione – persone che così giustificano la soppressione del pensiero, ecc. Come sopprimete il pensiero? Come sopprimete quello che neanche conoscete e non potete vedere?
     Allora create qualcosa dentro di voi – “Ora sto pensando a quell’anello: ecco ora sopprimo quel pensiero” Cosa state facendo? Non state pensando? Questo vuol dire che pensate di non star pensando, il che è un pensiero. Non vi mettete a sopprimere l’atto del respirare o il battito del cuore, perché dovete sopprimere un’altra facoltà naturale chiamata pensiero?
     Quando vi rendete conto che il contenuto dell’onda è acqua, cosa succede all'onda? L’avete soppressa, controllata, abolita? Se guardate ancora l’onda come onda, non state guardando l’acqua, se guardate al tutto come acqua, qualcosa ha avuto luogo dentro di voi e quello è chiamato nirodha. Perciò la parola “comprendere” lo spiega meglio delle parole “soppressione” o “controllo”. Lo yogi non è interessato né nell'esprimere né nel reprimere, né dice che questa soltanto o quella soltanto sia la verità.
     Nirodha significa anche controllo come quando si dice controllo della macchina. Il pensiero può essere guidato, l’attenzione messa a fuoco – ma questo non è tutto; a meno che non veniate faccia a faccia con la cosa chiamata vŗitti e con citta, i vostri sforzi per controllarli o dirigerli si mostreranno futili, se non pericolosi.
     Provate a visualizzare la risposta a questa domanda: “Qual è il contenuto dell’onda?” e poi trapiantate il tutto dentro di voi nel vostro essere psicologico, per esempio visualizzando la mente come l’oceano. Proprio come un’onda sorge nell’oceano, allo stesso modo la vŗitti dell’ansietà sorge nella mente, il citta.
     E’ quest’ansietà una cosa completamente differente o è lo stesso della vostra mente? Cosa sono questi pensieri, sentimenti ed emozioni? Questi non possono essere eliminati esprimendoli o sopprimendoli. Provate semplicemente a lasciarli lì: in un attimo vedete l’oceano, un batter d’occhio e vedete tante onde. Qual è reale? Questo o quello? Questo è un punto di vista, quello è un altro punto di vista. Ma qual è la verità?
     Nirodha è quello che ti succede quando con sincerità, serietà ed intelligenza ti chiedi questa domanda. Non è controllo, eliminazione o soppressione dell’ansietà, perché non sei più ansioso. Quando osservi la mente e ti chiedi intelligentemente questa domanda, non hai paura di quell’ansia, non sei ansioso a riguardo, né desideroso di liberartene. Cosa c’è di cui ti devi liberare? Quando stai intelligentemente studiando questo fenomeno chiamato ansia, allora sei in uno stato di yoga.
Quando guardi l’oceano vedi l’acqua e vedi le onde. Il contenuto delle onde è acqua, il contenuto dell’oceano è acqua. Se riesci a vedere semplicemente acqua, quello è lo stato di yoga. Qualcosa d’inesprimibile ma di enorme importanza ha luogo dentro di te; non è possibile farne un oggetto della comprensione ma è qualcosa – e quello è yoga. E’ come se la totalità chiamata oceano stia guardando l’onda. E’ come se la totalità della mente guardi questa piccola, stupida ansietà, non più ansiosa di quell'ansietà.
     Questo è possibile, per la semplice ragione che la mente non è altro che pura intelligenza. Quella pura intelligenza, in qualche modo confonde questo piccolo, temporaneo, insignificante frammento chiamato pensiero di passaggio (o esperienza) con l’intera mente. Quando questa confusione, in qualche modo sorge nella mente c’è agitazione; quando invece la totalità della mente – che è l’intelligenza – osserva questo frammento chiamato ansietà, quello che accade dentro di te è chiamato nirodha. E’ controllato ma non nel senso ordinario della parola; è trasceso ma non nel senso ordinario della parola; è soppresso ma non nel senso ordinario della parola. Un “qualcosa” di misterioso ha luogo dentro di te che io chiamerei comprensione, conoscenza o conoscenza di sé.
In quella conoscenza di sé, l’angoscia, il dolore e la sofferenza fisica e psicologica, scompaiono, senza cercare di alterare la realtà fisica. Nulla è alterato eccetto la comprensione, la quale subisce una totale trasformazione. La sofferenza non è più vista come sofferenza, qualunque sia la condizione esterna in cui veniamo posti. Quando le vritti sono in questo senso controllate, significa che tu vivi con una tale intensa consapevolezza e attenzione che in tutti questi cambiamenti rimani davvero inalterabile. Stai osservando – intensamente, senza intermediari; perciò qui ed ora stai vivendo con una forte presenza mentale e vigilanza.
     All'improvviso, come un lampo di fulmine, cominci a comprendere che questi cambiamenti avvengono ma che c’è un testimone immutabile tutto il tempo: quello che è consapevole di questi umori mutevoli, non sta cambiando.
     Le onde si srotolano sulla superficie dell’oceano ma sotto, la terra è ferma – anche quest’analogia è difettosa, perché stiamo parlando di due cose completamente differenti – il fondo del mare e l’acqua. Nel caso della mente (o della coscienza o dell’intelligenza) il tutto avviene nell'unica sostanza.
     E’ l’intelligenza che, nel suo stato non modificato, è in grado di osservare tutte le modificazioni che hanno luogo sulla sua propria superficie. Il tutto è citta, così come le onde, le correnti, i mulinelli e l’immobile sostrato sono l’oceano. Il movimento avviene solo in relazione ad un osservatore. Il fiume scorre solo in relazione ad una persona che l’osserva dalla sua sponda, ma se tu sei il fiume, non c’è movimento, non c’è cambiamento. Sei il tutto, sei la totalità.
     E’ solo, quando ti separi da una qualunque di queste esperienze, che queste vengono viste come movimento; quando tu sei l’esperienza totale, l’intelligenza totale, non c’è movimento. Quando sei la coscienza totale, tutti i cambiamenti che avvengono all'interno di quella coscienza globale sono parte di se stessa. Per esempio, quando guardi dei piccoli frammenti del tuo corpo fisico (il cuore, ecc.) trovi che un’enorme attività ha luogo da ogni parte ma, quando guardi il tutto, è uno – costante, stabile e pacifico. Non vi sono cambiamenti nel tutto. Quella è “citta vritti nirodhah”. Quello che è, è quello che è, senza distorsione o limitazione. Quella è la realizzazione della verità. Il Raja Yoga può essere praticato ovunque ti trovi e anche mentre sei impegnato in qualsiasi attività. Non interferisce con il tuo stile di vita, con il fatto che credi o no in una religione, con quello che sei o rappresenti né con la tua posizione nella vita. E’ possibile per tutti noi ed è inteso per tutti noi. Non è qualcosa che si può praticare per mezz’ora la mattina e dieci minuti il pomeriggio, ma è qualcosa che comprende l’intera vita.
     Una volta che abbiamo acquisito questo nuovo modo di vedere, allora ogni divisione nella vita scompare – in esattamente lo stesso modo in cui sembra esserci una distanza tra due onde ma: quell'onda, quest'onda e lo spazio in mezzo, sono tutti lo stesso indivisibile oceano. La distanza è scomparsa!
     Quando comprendi il contenuto di questi pensieri – paura, ansia, ecc. – ti rendi conto (non come pensiero od oggetto di esperienza psicologica ma dal di dentro) che non sono altro che esperienza e che tutte le parole non sono altro che suoni. Il linguaggio non fu inventato per l’espressione di questa verità dell’unità indivisibile.
     Quando non c’è divisione nella propria visione (che è l’illuminazione) con chi ti metterai a parlare e, di che cosa? Qui c’è qualcosa che è non è possibile comunicare e non ha bisogno di essere comunicata. Quando voi ed io (delle onde) in qualche modo realizziamo di essere fatti della stessa acqua, allora c’è comunicazione “da cuore a cuore”, che esula dal reame della comunicazione.
     Puoi comprendere la totalità della sostanza mentale (l’oceano), l’intelligenza, senza rendere particolare un concetto e senza dargli il marchio di essere una cosa in se stessa? Puoi diventare consapevole della totalità dell’esistenza, dell’indivisibilità dell’intelligenza, senza accordare ad un concetto o ad un’idea la distinzione di essere un’entità indipendente in se stessa? Questa è l’unica cosa che lo yoga richiede da noi.