Yoga Sutra

I.4. vritti sarupyam itaratra In altri momenti, quando lo yoga non avviene e quando la mente è occupata nel movimento, c’è una nube di confusione nell’indivisa, omogenea intelligenza. All’ombra di quella nube, sorge una falsa identificazione o cognizione del movimento del frammento di mente e quindi comprensione distorta. Il singolo concetto o idea o il singolo movimento di pensiero è scambiato per la totalità.
La definizione di yoga è difficile da comprendere, così come lo sono la meta e le indicazioni per raggiungerla, ma questo Sūtra possiamo comprenderlo: quando lo yoga non avviene lo riconosciamo, perché siamo in quello stato. La mente non è altro che la vŗtti prevalente; il mio guru, Swami Sivananda, ogni tanto ci chiedeva: “Sapete quale vŗtti sta operando nella vostra mente?”
Spesso usiamo l’espressione, “Penso che questo sia giusto, penso che quello sia sbagliato”. Non conosciamo altro al di fuori di “Io penso”? Che sia espressamente detto o implicato, questo “io penso” sembra far parte di tutti i nostri concetti, affermazioni ed esperienze. Questo è interessante!
Per esempio, pensate che vi sia un dolore nel vostro stomaco; cos’è il dolore? E’ una sensazione, è la maniera in cui i nervi si comportano e inviano il messaggio al vostro cervello. Quando, come e perché è chiamato dolore? Perché voi pensate che sia dolore. Nel momento dell’esperienza questo dolore, cioè l’esperienza, è reale; ma poiché vi siete condizionati a pensare che è doloroso, avete esperienza del dolore; nel piacere è lo stesso. Qualcosa che secondo voi è doloroso, per altri è piacevole, o quello che è piacevole in un certo momento è dolore in un altro; secondo il vostro modo di pensare.
Vi do un esempio. Una ragazza è seduta tra il pubblico e si sente fare il solletico da dietro; questa è una pura e semplice esperienza – né piacevole né dolorosa. Poi si gira e vede suo marito, allora sorride – è delizioso; se non è suo marito, ma qualcun altro, si irrita. L’esperienza del solletico è la stessa, ma in un caso la mente l’interpreta come piacere e ne gioisce, nell’altro caso la mente dice che è dolore e ne soffre. La purezza dell’esperienza è perduta ed il pensiero prevalente diventa la vostra esperienza: questo pensiero prevalente può non aver nulla a che fare con l’esperienza di per sé, che può essere completamente neutra.
La nostra vita intera è fatta di pensare che sia doloroso e sperimentare il dolore, pensare che sia piacevole e sperimentare il piacere. Questo è perchè non abbiamo per niente compreso cos’è citta, cos’è vŗtti e cosa ci facciamo con citta e vŗtti. Quando non c’è questa comprensione continuiamo a girare in un circolo vizioso, creando all’infinito il nostro dolore ed il nostro piacere e poi fuggiamo dal dolore da noi stessi creato e rincorriamo il piacere da noi stessi concepito. Lo Yoga è una chiara comprensione della relazione tra mente e pensiero, se questa comprensione non c’è, confondete un singolo pensiero, una sensazione o un’emozione con la totalità; questa singola piccola emozione viene così tanto ingigantita che vi sommerge. I pensieri ed i sentimenti che prevalgono nella vostra mente determinano il mondo intorno a voi e siete governati dall’umore prevalente nella mente.
(Con la pratica della consapevolezza) potete vedere come i continui cambiamenti d’umore della mente creano problemi nella vostra vita, causando molta angoscia, sofferenza ed infelicità. Allora cominciate ad osservare la mente ed i problemi che crea nella vostra vita, incominciate a vedere come si presentano ed il modo in cui questi cambiamenti avvengono.
Dormivate e quando vi siete svegliati vi siete resi conto che avevate dormito profondamente; non sapevate nulla! Quello è uno stato, ma non è il vostro stato naturale, perché non state sempre a dormire. Ora quello stato della mente è passato e siete d’umore diverso: vi sedete per meditare; i vostri pensieri sono tutti angelici, vi sentite elevati, forse vi elevate a sfere celestiali e andate a prendervi una tazza di tè con alcune di quelle divinità! Poi, dopo quarantacinque minuti o giù di lì, lasciate il posto della vostra meditazione, siete ancora d'umore elevato e volete farvi un cappuccino; mettete a riscaldare il latte ma, mentre preparate il caffé il latte bolle e fuoriesce sul fornello: l’umore elevato e la pace vanno a farsi friggere e vi sentite agitati. Proprio in quel momento il vostro bambino arriva correndo: “Mamma voglio…” Lo sgridate, “vai via!” Com’è successo? Qualche minuto prima eravate nelle sfere celesti, ma ora siete così agitati ed ansiosi che potreste anche prendere a schiaffi vostro figlio!
Il problema è che, quando ognuno di questi umori prevale, voi siete quell’umore; vi ricordate appena cosa voleva dire essere tranquilli, e quando siete tranquilli, vi ricordate appena cosa voleva dire essere agitati. Se siete in grado di ricordare, vi viene da pensare che siete pazzi: “Come posso comportarmi così?”
Provate a dire a voi stessi che la prossima volta che il latte bolle, non perderete la pazienza e non diventerete nervosi; ma il latte bolle perché non lo state osservando: ecco perché fuoriesce! La prossima volta che succede vi arrabbiate almeno come la volta precedente, perché quest'umore cambiato diventa voi stessi. Non rimane nessuna parte di voi a controllare questo cambiamento!
C’è una maniera di modificare questo meccanismo? Non sembra, perché ogni volta che l’umore cambia, tutto di voi cambia. Tendete ad identificarvi con ciascun umore in maniera così completa che null’altro sembra esistere. La vostra consapevolezza si lega ad un piccolo punto di vista, pensando che sia la realtà. Lo yogi non sostiene che sia irreale: afferma semplicemente che non si tratta della totalità ma di un semplice umore di passaggio.
Lo stesso sé sembra modificarsi: voi siete quello che pensate di essere di momento in momento. Ora pensate di essere uno yogi, quando sognate che una tigre vi sta assalendo siete una persona spaventata, quando dormite siete stupidi. Può essere rilevante chiedersi:
“Quale di questi sono io?”
Siete la persona stupida, quella impaurita o lo yogi? Come potete essere tutti e tre mescolati insieme? Non sembra avere alcun senso. In altre parole, l’esperienza sembra modificare il sé (o il soggetto dell’esperienza). Ma è proprio vero che l’esperienza che state vivendo al momento porta una completa e irreversibile trasformazione nel sé? Pensavate di essere una certa persona e quella persona doveva rimanere tale finché il corpo non fosse caduto via; non è così? Quando andate a dormire o quando sognate non c’è un cambiamento irreversibile, perché poi vi svegliate. Perciò, sembra che queste modificazioni non siano irreversibili, il che significa che sono apparenti.[1] Lo yogi non è motivato dalla felicità o dall’infelicità, perché se c’è un desiderio di felicità, quello è già infelicità; è semplicemente interessato alla conoscenza, la pura esperienza, che è la stessa in tutti i casi.
Possiamo considerarci illuminati, intelligenti e saggi, ma questo si riduce soltanto a “pensiamo di esseri intelligenti e saggi”. In ogni momento non facciamo che pensare; finché quest’attività mentale continua, siamo ancora nella confusione, ci stiamo illudendo. Quando c’è divisione in questa visione, c’è auto-limitazione e quella limitazione, chiunque uno possa pensare di essere, è ancora limitata.
[1] E’ questo che s’intende per māyā o potere illusivo.